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mercoledì 13 dicembre 2017

Gelidicio... mi mancava

E va bene, lo scempio della lingua italiana prosegue imperterrito, e i giornali ci sguazzano. Dopo il terrificante “femminicidio”, dopo “la sindaca” “l’assessora” (un pedriatra maschio ha fatto mettere sulla targa Dott. Tal dei Tali PEDIATRO), ora siamo di fronte al “gelicidio”. Ovviamente alcuni puristi giustificano dicendo che stillicidio su dice ecc. ecc. tuttavia l’uso comune della lingua italiana porta in altra direzione. Se assisto ad un incidente fra due auto non parlo di “tentato auticidio” ma di tamponamento. Se pesto inavvertitamente il frutto lasciato da un cane non parlo di merdicidio e così via.
Comunque aspettiamo i botti di capodanno e se qualcuno si farà male con i petardi parleremo di petardicidio e basta. Olè.
Leggendo i giornali apprendo che Di Maio propone la chiusura festiva dei negozi e (spero) dei centri commerciali durante almeno sei festività l’anno. Proposta assolutamente condivisibile per una serie di motivi. Innanzitutto consentire a chi lavora in quei luoghi una pausa e di riprendersi la vita almeno in parte. In secondo luogo consentire alle famigliole che portano i bimbi la domenica al centro commerciale a vedere, come si diceva un tempo, “quelli che mangiano i gelati” e tutte le belle lucette accese, di riprendersi un po’ e magari fare quattro passi all’aria aperta.
Fino agli anni ’70 del secolo scorso le domeniche i negozi erano chiusi e nessuno moriva di fame per mancanza di panetterie aperte. Quello che è invece disarmante è il “dibattito” sui social che sempre più si dimostrano palestra di stupidità. I fautori del “sempre aperto e chi se ne scatafotte dei commessi” non esitano a paventare anche la chiusura degli ospedali, delle stazioni e via dicendo. Questi intelligentoni non sanno distinguere fra un servizio essenziale e una panetteria, fra un pronto soccorso e il macellaio. Per questi “signori” acquistare la fettina di lonza di maiale la domenica alle 16,30 è  importante quanto trovare una guardia medica funzionante.

Personalmente non voto cinque stelle, però una proposta decente tale rimane, anche se la fa un grillino, e che diamine.  

sabato 9 dicembre 2017

9 dicembre 1888 - Nasce "l'apparecchiatura di calcolo"

Il 9 dicembre 1888 Herman Hollerith installa la sua "apparecchiatura di calcolo" al dipartimento di guerra degli U.S.A. - La Macchine era stata inventata per calcolare velocemente i risultati del censimento della popolazione. Era a schede perforate:

La macchina tabulatrice di Hollerith

"Ogni scheda rappresentava delle risposte (per esempio "maschio" poteva essere rappresentato da una perforazione e "femmina" dalla mancanza di perforazione), usando un particolare codice (chiamato "codice Hollerith"); la macchina era collegata ad un circuito elettrico, che veniva acceso o spento a seconda della presenza o meno dei buchi nelle schede (che avevano la stessa forma di una banconota da un dollaro, per agevolare i depositi).La macchina tabulatrice aveva come base l'idea delle schede perforate di Charles Babbage, ma in questo caso le schede non specificavano il programma, bensì gli input e gli output.
In particolare, una scheda era divisa in 288 zone che rappresentavano i dati anagrafici. Per decodificare queste informazioni, si sovrapponeva in ogni scheda un apparecchio con una batteria di aghi retrattili, che in assenza di perforazione venivano fermati dal cartoncino, altrimenti l'ago finiva in una vaschetta piena di mercurio, chiudendo il circuito. La corrente passava in un filo, azionando un relè , che faceva avanzare di uno scatto uno dei 40 contatori (i contatori servivano per registrare le diverse risposte di un utente)" (wikipedia).

Hollerith è stato il fondatore della IBM.

mercoledì 29 novembre 2017

TAP, NOTAP e il professor Boero


Cantiere TAP militarizzato

La vicenda TAP assume contorni a volte grotteschi, spesso preoccupanti. A fronte di una decisione calata dall'alto senza tenere in alcun conto le popolazioni coinvolte, spesso, all'inizio, con il silenzio assenso delle amministrazioni comunali che non avevano ben compreso di cosa si trattasse, è nato un movimento dal basso che vede nella violenza al territorio, nell'espianto di ulivi anche secolari, nella solita tiritera che ogni governo da dieci anni ci rifila: “l’Europa lo vuole”, un vero e proprio sopruso. Soprattutto se consumato in uno dei luoghi più belli del Salento. A questo aggiungiamo che a fronte di sbandierati impegni all'utilizzo di energie alternative, si vuole pervicacemente fare un’opera che dovrà percorrere decine di KM in terra di Salento per congiungersi alla rete SNAM per utilizzare le vituperate energie fossili.
Secondo un’indagine de L’Espresso, la TAP nel suo insieme puzza maledettamente di infiltrazioni malavitose, finanziarie hoff shore, soldi sporchi, e questo dovrebbe quanto meno allarmare i fautori del tubo sotto il mare.
Così non è, il governo e il parlamento tutto, ad eccezione dei cinque stelle che vorrebbero cavalcare la protesta, e della sinistra fuori dal PD, tacciono. Per quest’ultima rimane il dubbio, dando per scontato che sarà D’Alema il candidato salentino al Senato, non fu proprio lui a volere fortemente TAP?
I deputati e i sottosegretari salentini del Partito Democratico, invece, tacciono e sono favorevoli a TAP. Non così moltissimi sindaci PD, insomma, un pasticciaccio degno del paese dei balocchi.
L’Opera però si deve fare ad ogni costo, a prescindere da ogni protesta. E per farlo la questura e la prefettura non esitano addirittura a militarizzare il territorio, alzare muri e filo spinato, impedire ai contadini di raggiungere i loro poderi, impedire ai pescatori di raggiungere il mare se non con percorsi tortuosi, tagliare fuori dalla civiltà le famiglie che vivono all'interno della cosiddetta “zona rossa”. Ogni giorno carabinieri e polizia in assetto antiguerriglia, molti ospitati a spese della comunità in un noto hotel nel centro di Lecce, fanno la spola dandosi il cambio per “proteggere i lavori”.
Sembra una storia già vista, sembra che qualcuno voglia pervicacemente provocare lo scontro, fare una prova di forza sperando che qualche “pazzo” sedicente NOTAP caschi nel tranello e magari lanci un sasso per poter procedere ad arresti, perquisizioni e quant'altro.
Si vuole provocare, come già per i NOTAV, qualche imbecille che pensi che è l’ora della guerriglia e rovini un movimento nato dal basso, con mille ragioni, con proteste sentite, urlate, ma mai sopra le righe. E ben sappiamo che questi individui esistono (mandati o meno siano) e possono colpire in ogni momento per offrire comodi alibi alle forze dell’ordine.
Al momento il movimento NOTAP è stato forte, ha tenuto bene e con dignità anche a fronte delle provocazioni delle forze dell’ordine, l’auspicio è che si prosegua così, con la solidarietà diffusa conquistata fin’ora.

In realtà le posizioni sono variegate fra contrari e favorevoli al gasdotto, a parte la politica ufficiale, esistono anche scienziati e studiosi che difendono l’opera. Con loro occorre, è indispensabile il dialogo, soprattutto quando sono in buona fede. Le scritte che additano vigliaccamente il Professor Boero, che ho il piacere e la fortuna di conoscere, hanno un amaro sapore di provocazione di stampo diverso da quello NOTAP che abbiamo conosciuto. La sua posizione è nota, magari non condivisibile, ma pulita, schietta, il volerlo additare come possibile bersaglio di proteste che magari qualcuno può leggere in modo strano è non solo non condivisibile, ma rischia veramente di riproporsi come un boomerang contro il movimento stesso. Boero si è distinto negli anni come strenuo difensore dell’ambiente marino, ricordiamo che di biologia marina è docente riconosciuto a livello globale, se qualcosa che va oltre le scritte dovesse mai accadere, cadrebbe anche moltissima solidarietà attorno al movimento stesso. Non è vero che una scritta non ha mai fatto male, a volte una scritta è un sasso lanciato in acque chete e provoca onde. TAP va fermata con tutti gli strumenti legali utili a fermarla, senza cadere nelle provocazioni di soldati in armi né di utili idioti. Parlare di sabotaggio, pur con le sottili disquisizioni lessicali che ne fa qualcuno, è di per sé un cattivo segnale, sabotaggio, nel parlare comune, ha un significato preciso, al di là delle sentenze passate e future.  

mercoledì 22 novembre 2017

No al fascismo a Torino, Milano, Reggio.... E a Lecce quando?

 In presenza di rigurgiti fascisti, xenofobi e razzisti, molti Comuni italiani si rifanno alla Carta costituzionale e ai principi che dovrebbero regolamentare le scelte della Repubblica “nata dalla Resistenza”.

« È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
(XII disposizione transitoria, Costituzione della Repubblica Italiana) »

Negli ultimi tempi purtroppo le manifestazioni con saluti romani, urla di “duce duce” (successe durante una visita di Salvini a Lecce), l’imbrattamento di targhe di antifascisti, l’immagine di Anna Frank utilizzata dai fascisti laziali, e altre amenità simili, assieme e contestualmente ad atti e proclami dichiaramente razzisti, xenofobi, antidemocratici, hanno caratterizzato la quotidianità ovunque in Italia e in Europa.
Per contrastare almeno in parte questi fenomeni, è intervenuta anche la legge Fiano, votata a maggioranza alla Camera ed ora in Senato per approvazione (hanno votato contro i cinque stelle sostenendo che è misua inutile, bontà loro), e che dice:

«Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici»  (Fonte: Il post)

Molti Comuni si sono adeguati a queste scelte vietando la concessione di spazi pubblici a partiti, enti, associazioni che non si dichiarino contro il fascismo e che si impegnino all’osservanza della carta costituzionale.
Fra i Comuni interessati da queste normative citiamo: Torino, Reggio, Milano.

Auspichiamo che tali scelte vengano assunte in tutte le città italiane e che si prendano nettamente  le distanze da chi evoca il fascismo, l’intolleranza e la xenofobia come valori. 

domenica 19 novembre 2017

19 novembre 1961 muore Gino Girolimoni, il mostro di Roma

Ph: radio24
Gino Girolimoni ( Roma, 1 ottobre 1889 – Roma 19 novembre 1961) fu un fotografo romano. Il suo nome divenne per lunghissimi anni sinonimo di pedofilo. “Quello è un Girolimoni” si sentiva dire, a volte ancora si sente, soprattutto dagli anziani che hanno memoria degli eventi, quanto meno della loro eco.
I fatti dicono di Roma,  dello stupro di sette bambine e l'assassinio di cinque di loro, nel 1924. E raccontano della fibrillazione della polizia che, incalzata dallo stesso Mussolini che convocò il capo della polizia per procedere urgentemente a risolvere il caso. Secondo il dittatore, l’Italia non doveva fare figuracce a livello internazionale ed occorreva “a qualunque costo” trovare un colpevole.
Le indagini furono affrettate e raffazzonate, a fronte di testimonianze che descrivevano un individuo alto, con i baffi, ben vestito, i poliziotti fermarono storpi, dementi, invalidi. Un vetturino, colpito da sospetti, si suicidò per l’onta subita. Finchè non venne arrestato Gino Girolimoni con boatos mediatici incredibili che, nonostante il processo lo prosciolse da ogni accusa per discordanze con le testimonianze, e nonostante molte prove, si saprà dopo, vennero fabbricate ad arte per compiacere il dittatore, per tutta la vita venne bollato come “il mostro di Roma” passando come tale nell’immaginario collettivo. Da annotare che anche il criminalista Samuele Ottolenghi, seguace del Lombroso, ravvisò nel volto pacato del Girolimoni i tratti del criminale.
Fu l’investigatore Giuseppe Dosi che, da sempre convinto dell’innocenza di Gino, proseguì le indagini fino a trovare una pista alternativa. Scoprì infatti che un pastore protestante , l’inglese Ralph Lyonel Brydges, già sospettato per violenza carnale, poteva essere il colpevole, prove furono trovate nella cabina della nave in cui alloggiava. L’accusa non procederà oltre perché i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna avrebbero potuto risentirne.
Fatto sta che nessun colpevole verrà mai trovato.
Girolimoni, perso il lavoro e la possibilità di trovarne altri, vivrà una vita precaria, con piccoli lavoretti, fino al 19 novembre 1961, al suo funerale parteciparono pochissime persone, fra queste l’investigatore Dosi.




sabato 18 novembre 2017

Genocidio!

si chiamava Muhammed


Genocidio
[ge-no-cì-dio] s.m. (pl. -di)
• Metodico sterminio di un intero gruppo etnico o religioso

Siamo nel 2017, i liberatori e i partigiani che misero fine alla seconda guerra mondiale e alle più ignobili imprese del nazifascismo, ai campi di sterminio in Europa, e che a noi, in Italia,  regalarono la Carta Costituzionale che è un unicum al mondo e che all’articolo tre recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

E ancora  l’Italia e  l’Europa  aderirono alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che inizia con queste parole:

Articolo 1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2 - Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Ogni cittadino italiano ed europeo ha il dovere ed il diritto di credere fermamente in questi trattati e nel loro rispetto. Non si tratta di dichiarazioni di intenti, ma di veri e propri impegni presi in nome di intere popolazioni in momenti in cui si usciva da conflitti che avevano fatto scempio della dignità umana con le più ignobili modalità.
Oggi, dopo 69 anni dalla dichiarazione universale, e a 72 dalla fine del secondo conflitto, con i partigiani che credevano fermamente di non dover mai più fare i conti con lo sterminio di intere popolazioni, con le guerre, con la fame, oggi a che punto siamo?
E’ sufficiente leggere le cronache degli ultimi giorni:

“Un rapporto dell'organizzazione non governativa Fortified Rights accusa il Myanmar di "genocidio" contro i Rohingya e di abusi e stupri di militari locali ai danni delle donne di questa minoranza musulmana. In questo documento pubblicato dall'ong assieme al Memoriale dell'Olocausto degli Stati uniti, si spiega che "le forze di sicurezza e i civili birmani hanno compiuto crimini contro l'umanità e hanno condotto una campagna di pulizia etnica". (tgcom24)

E scopri dai TG che nelle alte sfere non si parla mai di genocidio perché altrimenti “la comunità internazionale sarebbe costretta ad intervenire” (sic)

Con la scoperta che i migranti in Libia “vengono venduti all’asta”  (corriere)
Dopo che il ministro (ex PCI, attualmente PD) Minniti, con la complicità della U.E., ha siglato con la Libia vergognosi trattati per rispedire indietro i migranti sapendo benissimo che i diritti umani non venivano rispettati, tanto da meritarsi un serio richiamo dell’ONU stessa :

“Dura condanna all’Ue dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein in tema di migranti: “La collaborazione con la Libia è disumana, la sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza umana, serve proteggerli da ulteriori atrocità”. (fanpage)

E che di genocidio (un altro) si tratti, l’ha urlato forte il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando annunciando denucia contro l’Unione Europea per violazione dei diritti umani. E prosegue dicendo:  
“… Assume ancora più rilievo la Carta di Palermo, che è quella Carta che mi consente di rispondere, a chi mi chiede quanti sono i migranti nella nostra città, che non sono né 60 mila, né 70 mila, né 80 mila. A Palermo non ci sono migranti, chi arriva a Palermo diventa palermitano».
 E potremmo proseguire parlando di minacce atomiche (USA e Corea del Nord in primis) di guerre guerreggiate in troppe parti del mondo, dell’Africa ridotta a deserto dei diritti umani in molte parti. Potremmo dire delle stragi in nome di uno strano dio del terrore, dei palestinesi senza terra e dello scempio del territorio in ogni parte, altro tipo di genocidio, quello che vuole privare l’uomo del suo ambiente in nome del guadagno tutto e subito per pochi a discapito della salute di molti.  
Veramente pensiamo che i sogni dei partigiani e dei liberatori nella seconda guerra mondiale si siano infranti contro l’imbecillità e la viltà di un mondo che consente a pochissimi ricchi e super ricchi di governare le scelte di miliardi di persone, alle mafie di farsi impresa e creare PIL benedetto dal Minniti di turno.
Ecco alcuni temi di programma per le prossime elezioni. Vogliamo porci il problema dei genocidi chiamandoli con il loro nome o proseguiremo a crearne altri rimandando immigrati in Libia? Le voci del populismo più becero dicono “padroni a casa nostra”senza tener conto che casa nostra è il paese, la città, la nazione, il continente il globo che ci ospita. Lo urlano perché sono piccoli, miseri, lo urlano perché sono amici di chi provoca i genocidi chiamandoli birichinate “basta che siano a casa d’altri”. Lo urlano perché hanno il terrore di confrontarsi con altre persone, e purtroppo, anche se pochi, saranno comunque in troppi a votarli, perché è più comodo pensare che  un immigrato ruba il posto di lavoro, invece che ammettere che il lavoro è merce rara per tutti e qualcuno lucra giocando al ribasso sui salari e sui diritti per tutti, non solo per gli immigrati.
Lo fanno perché è ormai chiaro di come le guerre fra poveri sono il viatico per i non poveri per proseguire ad arricchirsi sempre e sempre più, alle mafie per governare sempre e sempre più. In tutto questo si insinua un malinteso cercar voti a qualunque costo, così accade che un Minniti qualunque possa impunemente chiamare democrazia (e di sinistra) una scelta antidemocratica (e di destra) che prevede il mandare Persone nella mani dei loro aguzzini.

Non erano queste  l’Italia e l’Europa ipotizzate e sperate da chi ci liberò dal fascismo, dal nazismo, dalla guerra.  

E l'ONU chiede all'Italia un pò di dignità: Dichiarazione ONU.

giovedì 16 novembre 2017

16 novembre, compleanno di Josè Saramago

JOSÉ SARAMAGO – LE PAROLE

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Scordiamo le parole, le parole:
quelle tenere, dure, capricciose,
quelle dolci di miele, quelle oscene,
quelle di febbre e fame, le assetate.
Lasciamo che il silenzio dia senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre:
che parola o discorso può mai dire
amare nella lingua del mio seme?


Josè de Souza Saramago nacque a Azinhaga il 16 novembre 1922, morì a Tias il 18 giugno 2010. Poeta, scrittore, giornalista, critico letterario. Premio Nobel nel 1998.
Le sue ceneri sono sepolte sotto un ulivo alla Fondazione Josè Saramago a Lisbona.

mercoledì 15 novembre 2017

Ascoltando il Bolero di Ravel

Ci sono emozioni che nascono dal semplice ascolto di una musica, dalla lettura di parole che si insinuano dentro di te, ossessivamente.
Come ossessivo è il Bolero di Maurice Ravel.
La ballerina russa Ida Rubinstein commissionò al maestro una composizione tratta dalla suite di Iberia composta da Isaac Albeniz, tuttavia per questa gli eredi non diedero il consenso, così Ravel compose un pezzo al tempo del Bolero,  nacque così la composizione che immediatamente ebbe un successo planetario. La prima esecuzione fu l’11 gennaio 1930 diretta dallo stesso autore.
Dice la cronaca che durante la prima esecuziione una signora del pubblico iniziasse ad urlare dicendo che l’autore era un pazzo. Ravel tempo dopo affermò “la signora ha ben compreso il pezzo”.
“Il brano è strutturato dalla ripetizione di due temi principali A e B, di diciotto battute ciascuno, proposti da strumenti diversi. I temi si sviluppano sull' ostinato del tamburo,  e sull'accompagnamento armonico, spesso proposto in maniera accordale. La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al maestoso finale, per un totale di diciotto sequenze musicali (nove ripetizioni del tema A e nove del tema B). Il brano, tranne che per una breve modulazione in mi maggiore nell'ultima sequenza che apre alla cadenza finale, rimane sempre nella tonalità di do maggiore, sebbene nel tema B siano presenti elementi tensivi dominanti come il SIb ed il REb che lo differenziano dal tema A diatonico. L'organico orchestrale previsto è un' orchestra con l'aggiunta di un oboe d'amore, di tre sassofoni e di un gong . Con il procedere del brano, i temi vengono suonati da combinazioni di strumenti, al fine di aggiungere timbri all'orchestra.” (Fonte: wikipedia)

sabato 11 novembre 2017

San Martino, Vino, Pane e olio e Patria

(Scritto alle sette del mattino di sabato 11 novembre) 

Fuori è una giornata tipicamente autunnale, quelle in cui la malinconia avvolge. Pioggerella lieve, tempo grigio, freddo umido. Aria di festa perché in Salento San Martino è roba seria, si deve festeggiare il vino novello. Però vino o non vino è bello festeggiare a prescindere da tutto, quindi si cenerà abbondantemente con l’alibi del vino novello, che poi se novello non è non fa nulla, basta che sia vino, perbacco (Bacco, lupus in fabula).
E così occorre far passare la giornata lentamente, castagne lessano sul fuoco, il tg manda notizie, i titoli dei giornali scorrono monotoni sul monitor, i pensieri volano via.
Mille pensieri in realtà, un po’ di nostalgia, saudade, un po’ di riflessioni su quel che accade. Una sindaca, giovane, bionda, bella, sedicente psicoanalista, in quota a forza italia, in un paese lombardo ha deciso con piglio severo di non far mangiare i bimbi i cui genitori sono in ritardo con i pagamenti della mensa scolastica. Solo pane e olio. Dice la signora “ci sono celiaci, bimbi di religioni diverse e altri che hanno diete particolari, in fondo i bambini si abitueranno”. Mah, più che altro a me ricorda l’anonima sequestri, prende in ostaggio i bambini per far pagare il riscatto ai genitori. Comprensibile la preoccupazione,  i comuni hanno bilanci all’osso, meno comprensibile è agire con metodi dalla puzza maledettamente ignobile della mancanza di etica per correre ai ripari. Stessa scelta venne fatta in passato dal famigerato sindaco di Adro, passato alle cronache per aver messo il simbolo della lega nord sul tetto della scuola, anche lui prese in ostaggio i bambini con lo stesso umiliante sistema. Dovette fare retromarcia, anche per un leghista ignorante della Costituzione era troppo.
Si sente spesso parlare, soprattutto da una destra arrembante, di Patria (con la P maiuscola), in realtà Patria ha mutato significato. Deriva dal latimo Pater, stava ad indicare l’appartenenza culturale, storica, etica alla quale gli individui si sentono di appartenere. Patria intendeva il villaggio, la regione circoscritta, la casa paterna, una cultura con un unicum che tuttavia non poteva né doveva essere esclusiva. Anzi, le contaminazioni erano benvenute, come ogni innovazione.
Questo durò grosso modo fino al ‘700. Poi ci fu la sovrapposizione che dura ancora oggi con la parola nazionalismo, che sottende alla superiorità di una nazione, alla chiusura ad altre culture, all’esclusività della parola “civiltà”.
Possiamo parlare di veri patrioti, per esempio, citando i partigiani in buona fede, quelli che ci regalarono la Costituzione che, non a caso, è inclusiva, accogliente. Penso che per molti di loro i confini fossero solo espessioni geografiche da superare, ferma restando l’appartenenza culturale, etica, sociale, religiosa per chi crede, di ognuno, senza tuttavia differenze fra gli individui.
Quello che oggi si vuole spacciare per patriottismo è invece il più fascista degli atteggiamenti, è esclusione degli altri, è il rinchiudersi in confini sempre più angusti proprio mentre la società va in senso opposto, verso l’apertura, verso la pluriculturalità. Le spossanti richieste di “autonomia”, il voler creare staterelli, nuove regioni che escludano le altre, il volere essere unici “padroni a casa nostra” senza mettere in conto che la casa è la terra con le sue pluralità, che debbono circolare merci, ma anche intelligenze, che le ricchezze debbono essere distribuite a livello globale, tutto ciò è inammissibile nella realtà contemporanea. Tutto ciò è nazionalismo vero e proprio.
Per dirla con Montesquieu: “Se conoscessi una cosa utile alla mia nazione che però fosse deleteria per un’altra, non la proporrei al mio principe, poiché, prima d’essere un francese, sono un uomo, (o meglio) perché sono necessariamente un uomo, mentre sono francese solo per caso.”

Concetti simili li spiegò De Gaulle, che proprio rivoluzionario non era e per non scomodare Marx,  quando disse “Il patriottismo è quando l'amore per la tua gente viene per primo; nazionalismo quando l'odio per quelli non della tua gente viene per primo.”
In sostanza, il nazionalismo (quello che qualcuno chiama patriottismo) è un vero e proprio cancro. Non è un caso che formazioni di cultura politica inesistente come la peggiore lega nord predichino le “indipendenze” intese come particulari esclusive ed escludenti, mentre la società vera, quella che osserva e rispetta la Carta Costituzionale e la Dichiarazione Universale dei diritti dell’umanità, vada in senso opposto.

Purtroppo ancora troppi luoghi sono preda di guerre, terrorismo, razzismo, xenofobia. Per fortuna, invece, esiste ancora la voglia di sognare, l’utopia che “serve a continuare a camminare”.

domenica 5 novembre 2017

Carla Nespolo nuovo Presidente nazionale dell'ANPI

Possiamo dire che per l’ANPI il 2017 segna un passaggio epocale. Per la prima volta, alla buon’ora, una donna, Carla Nepolo, è Presidente dell’Associazione. Il fatto che non sia stata partigiana è ininfluente per ovvie questioni anagrafiche. Per questo ANPI decise di aprire le porte anche ai non partigiani, perché l’associazione non deve morire, anzi, deve rinascere ogni giorno. Il periodo che stiamo vivendo è forse uno dei più tetri dal secondo dopoguerra. Si combatte in giro per il mondo, un terrorismo strisciante e dilagante agisce con metodologie imprevedibili, con furgoni lanciati fra le persone, con accoltellamenti improvvisi e con tutto ciò che leggiamo ogni giorno nei giornali.  Lo sfruttamento delle persone, della natura e di interi continenti da parte di multinazionali e affaristi senza scrupoli e senza una visione altra se non quella dell’arricchimento smisurato di pochissimi a scapito di miliardi di persone, fanno si che la massa di “dannati della terra” si senta in dovere di emigrare per cercare nuova vita, una resurrezione che sembra impossibile.
E a livello locale (in Italia) anni, decenni di conquiste fatte dai lavoratori e da persone che avevano un forte senso della Democrazia vengono piano piano vanificate, rese nulle. Un tempo c’era la garanzia di una sanità per tutti, di pensioni, se pur basse, garantite, un tempo c’era la certezza che dal posto di lavoro si poteva essere licenziati “per giusta causa”. Oggi apparentemente non ci sono più posti di lavoro garantiti, le pensioni vediamo in quale stato sono ridotte, la sanità è in mano o a buoni amministratori, o a delinquenti abituali chiamati “governatori”, ed è la fornitrice maggiore di mazzete, tangenti, speculazioni. Roba da criminalità organizzata insomma.
D’altro canto la scuola, con le riforme ultime che la dicono “buona” è diventata, a sentire molti docenti, il regno di improvvisati dirigenti che se ne ritengono i padroni assoluti. Ovviamente non tutti e non ovunque, però il fatto stesso che alcuni lo possano fare è irrispettoso per il buon senso e per la Democrazia.
A fronte di tutto ciò vediamo rinascere prepotentemente in tutta Europa, e  negli USA, un’ondata di razzismo, nazionalismo, neonazismo, fascismo come mai avevamo visto negli ultimi 70 anni. E questo prende corpo anche, ahinoi, fra moltissimi giovani che non hanno più punti di riferimento chiari. La caduta delle ideologie, da questo punto di vista, è stata una sciagura epocale perché si è trascinata dietro la caduta delle idee, dello studio, della conoscenza.   
In Italia soprattutto assistiamo ad un risorgere prepotente di movimenti neofascisti, i saluti romani a Salvini e l’urlare “duce duce” quando parla, le uscite naziste di alcuni parlamentari anche europei (Borghezio in particolare), il leggere che forza nuova non è un club di goliardi, ma un’associazione che muove milioni di euro trafficando con cliniche dentistiche, vendendo quadri di Gauguin, facendo nascere e morire società in giro per l’Europa, sono tutti segnali di un marcio che sta rinascendo e che occorre vigilare costantemente e sistematicamente perché è un marcio finanziato ed appoggiato da occulti personaggi. Purtroppo i partiti sono fuori gioco da questo punto di vista, sono tiepidamente scandalizzati, sono presi dal loro particulare, e, sempre purtroppo, molti esponenti di questi partiti, giudicano associazioni come l’ANPI “vecchi strumenti” di nostalgici, senza rendersi conto che il problema è, oltre che giudiziario, soprattutto politico e culturale. Così non è, e non deve essere. Il fascismo oggi come non mai si coniuga con xenofobia e razzismo, con il rifiuto dell’altro (e bene sappiamo come questo rifiuto sia paura del confronto), con l’omologazione dello straniero al terrorista, del mussulmano all’integralista. Per questo è indispensabile rafforzare l’ANPI e le associazioni che hanno come scopo la difesa della carta dei diritti umani, della Costituzione nata dalla Resistenza, dell’integrazione delle persone al di là delle loro etnie, del loro credo, della difesa dei diritti alla vita di ogni essere umano. Per questo salutiamo la Presidenza di Carla Nespolo all'Associazione Nazionale Partigiani Italiani come momento di proseguimento e rinnovamento di un impegno costante, duro, chiaro contro ogni forma di fascismo, razzismo, nazionalismo.  E per questo l'auspicio è che si prosegua con più forza e coraggio a rivolgersi ai giovani e giovanissimi, di loro non si può fare a meno, sono indispensabili nuovi partigiani che conoscano la Carta Costituzionale, la storia delle stragi e delle deportazioni, c'è bisogno oggi più che mai "dell'uomo nuovo". 

Biografia di Carla Nespolo:
Nata a Novara il 4-3 -1943 e residente ad Alessandria.
Laureata in Pedagogia. Insegnante.
È stata la prima parlamentare comunista piemontese. Di famiglia partigiana e antifascista. Lo zio ( fratello di sua madre ) Amino Pizzorno ( nome di battaglia Attilio ) è stato vice-comandante della VI ( sesta) zona partigiana, operante tra Piemonte e la Liguria.
Ha ricoperto, sin da giovane, incarichi istituzionali e politici.
Dal 1970 al 1975, consigliere provinciale di Alessandria.
Dal 1975 al 1976 assessore all'istruzione della Provincia di Alessandria.
Dal 1976 al 1983, Deputato della Repubblica Italiana, per due legislature.
Dal 1983 al 1992, Senatore della Repubblica, per due legislature.
Dal 1976 al 1979 e' stata segretaria della commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, presieduta da Nilde IOTTI .
Nelle due legislature successive, sia alla Camera che al Senato, vice-presidente della Commissione Istruzione.
Dall''87 al '92, al Senato, vice-presidente della commissione ambiente.
È stata relatrice della legge per la riforma della scuola secondaria superiore, membro della Commissione di Vigilanza Rai e relatrice di numerose proposte di legge sui diritti delle donne. Ha fatto parte della commissione speciale per la legge di parità uomo-donna nel lavoro.
Ha presentato numerose proposte di legge, molte delle quali sono diventate legge dello stato, come la legge per elevare sino a 35 anni, l' eta' per partecipare a concorsi, nel pubblico impiego; la legge quadro per la formazione professionale e la legge per il decentramento universitario piemontese.
Ha partecipato, tra gli altri, ai lavori parlamentari per le legge contro la violenza sessuale e per l'informazione sessuale nelle scuole. È stata protagonista di importanti battaglie ambientali, come quella contro l'ACNA di Cengio e per la tutela degli animali e firmataria della legge per la tutela degli animali.
Dal 20O4 è Presidente dell'Istituto per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Alessandria e dal 2011 è uno dei Vice Presidenti Nazionali dell'Anpi. (da ANPI Nazionale. 3 novembre 2017)